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A Milano lo short rent è un fenomeno ridotto: solo il 2,2% degli immobili è in affitto breve 

A Milano lo short rent è un fenomeno ridotto: solo il 2,2% degli immobili è in affitto breve

Le abitazioni milanesi disponibili per affitti brevi ammontano a 18.250 unità, concentrate principalmente nei quartieri centrali e turistici ma quelle stabilmente sul mercato sono poco più di un terzo. Porta Venezia, Duomo, Brera, Sarpi e Stazione Centrale da soli rappresentano oltre un quarto del mercato degli affitti brevi a Milano. Sul totale delle 809.000 abitazioni presenti in città, gli affitti brevi costituiscono il 2,2% del totale. La percentuale scende allo 0,9% se si considerano solo le case stabilmente sul mercato: percentuale in linea con il dato nazionale. A Milano solo 18 quartieri (su 88) superano la media cittadina. All’opposto, ci sono quartieri grandi e densamente popolati dove la percentuale di affitti brevi è paragonabile a quella di città di provincia.

Questa la prima evidenza dell’indagine Aigab – Associazione italiana gestori affitti brevi – e Wonderful Italy, che ha elaborato i dati del comune di Milano per creare il primo atlante degli affitti brevi della città. Lo studio analizza, quartiere per quartiere, il numero di abitazioni destinate agli affitti brevi, mettendolo a confronto con lo stock immobiliare complessivo e la popolazione residente.

A Milano, per ogni abitazione destinata agli affitti brevi, ce ne sono due che i proprietari preferiscono lasciare vuote. I principali motivi sono la preoccupazione per la morosità nella locazione tradizionale e le difficoltà legate alla gestione degli affitti brevi. Inoltre, i due terzi degli affitti brevi milanesi sono riconducibili a locazioni non gestite in forma imprenditoriale.

Un mercato marginale nel semicentro e in periferia

Fuori dal centro, gli affitti brevi sono un fenomeno marginale. Per esempio, a Bande Nere, su 20.000 abitazioni (con 44.000 residenti), solo 274 sono disponibili per affitti brevi, pari all’1,3% del totale. A Lodi-Corvetto, con 37.000 abitanti e 17.000 abitazioni, ce ne sono 292 (1,7%). Numeri simili si registrano a Giambellino. Questi dati evidenziano che, in queste aree, gli affitti brevi non hanno un impatto significativo sul mercato immobiliare.

I numeri della ricerca escludono anche che gli affitti brevi possano influire negativamente sul mercato immobiliare dei quartieri universitari, dove gli studenti fuori sede cercano alloggi. A Città Studi, ad esempio, sono presenti 374 affitti brevi su 36.000 abitazioni, pari all’1%, mentre a Bovisa sono 71 su 6.000 (1,2%).

“La ricerca, basata sui dati del Comune di Milano, conferma che gli affitti brevi non sono presenti in misura tale da influenzare i prezzi di vendita o di locazione. Inoltre, lo studio evidenzia che, fuori dal centro, dove la domanda abitativa è maggiore, gli affitti brevi occupano una quota molto ridotta dello stock immobiliare”, ha commentato Marco Celani, presidente di Aigab e ceo di Italianway.

Nessuno spopolamento a Milano. Neanche dove ci sono più affitti brevi

Negli ultimi dieci anni, la popolazione milanese è cresciuta costantemente, anche nei quartieri con la maggiore concentrazione di affitti brevi. Persino nel centro storico, dove si registrano 7,2 case vacanza ogni 100 abitanti (rispetto a una media cittadina di 0,8), la popolazione è aumentata.

Al di fuori del centro, quartieri come NoLo e Isola hanno vissuto processi di gentrificazione, con l’arrivo di nuovi residenti e la trasformazione del tessuto commerciale e della vita notturna. Questo aumento di notorietà ha attirato anche i turisti, posizionando queste zone tra le aree con più affitti brevi, insieme ai tradizionali quartieri centrali e ai Navigli.

“La situazione di Milano dimostra che non è corretto affermare che gli affitti brevi causino lo spopolamento delle città o dei quartieri. A Milano, questo fenomeno non si verifica in alcuna zona. Persino nel centro storico, la popolazione è in crescita, nonostante la presenza del più alto numero di affitti brevi. In altre città, come Firenze o Venezia, invece, la popolazione dei centri storici ha iniziato a scendere decenni prima dell’aumento dei flussi turistici, per l’assenza di servizi pubblici, le difficoltà dei trasporti e la vetustà degli immobili” ha concluso Michele Ridolfo, vice presidente di Aigab e ceo di Wonderful Italy.

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