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Property & Facility Management

Allarme Aigab: “A rischio 5 mld di Pil per le restrizioni sugli affitti brevi” 

Allarme Aigab: “A rischio 5 mld di Pil per le restrizioni sugli affitti brevi”

L’Associazione italiana gestori affitti brevi (Aigab) lancia un appello urgente al governo affinché impugni la proposta di legge restrittiva che la Regione Emilia Romagna si appresta ad approvare entro fine anno. Secondo le stime del Centro studi Aigab, l’introduzione di nuove restrizioni sul settore degli affitti brevi rischia di comportare una perdita di 5 miliardi di euro sul Prodotto interno lordo (Pil) entro la fine del 2025, rispetto al 2024.

Il settore ha contribuito al Pil con un totale di 41,7 miliardi di euro (dati aggiornati al 31 agosto 2025). Tale valore si suddivide in 8,2 miliardi di euro derivanti dalle prenotazioni dirette, 32,9 miliardi (o 33 miliardi) di euro generati dall’indotto e 0,6 miliardi di euro provenienti da ristrutturazioni, arredi e manutenzioni.

Motivazioni dell’impugnazione e diritto di proprietà

L’Aigab ritiene che il disegno di legge proposto dagli assessori regionali alla Casa, Giovanni Paglia, e al Turismo e Commercio, Roberta Frisoni, sia viziato da un approccio ideologico e che violi il diritto di proprietà, la libertà d’impresa e la concorrenza. L’associazione chiede che le seconde case degli italiani possano essere messe a reddito e utilizzate con regole omogenee sull’intero territorio nazionale, poiché costituiscono un asset prezioso per le famiglie.

L’istanza rivolta al governo richiede l’impugnazione della norma presso la Corte Costituzionale, come già avvenuto per un provvedimento analogo varato dalla regione Toscana. La contestazione si concentra in particolare sulle parti che consentono ai Comuni di limitare gli affitti brevi, ritenute in contrasto con la normativa nazionale ed europea.

Dati regionali e nazionali

L’Associazione sottolinea come il numero di case destinate agli affitti brevi sia strutturalmente troppo esiguo per essere ritenuto responsabile dei problemi che affliggono alcune città.

A livello nazionale, su 35,2 milioni di case totali in Italia, solo l’1,4% delle abitazioni esistenti (502.000 unità ad agosto 2025) è promosso online con finalità di locazione breve. Il 96% di queste case appartiene a proprietari singoli, i quali spesso utilizzano tale rendita come ammortizzatore sociale per integrare stipendi o pensioni.

In Emilia Romagna, l’incidenza degli immobili promossi online per affitto breve rappresenta appena lo 0,6% del patrimonio immobiliare complessivo. L’Aigab evidenzia che, al contrario, le case che i proprietari preferiscono tenere sfitte ammontano al 21,8% del patrimonio immobiliare regionale, prevalentemente a causa del rischio morosità. Il tasso di immobili non occupati raggiunge il 22% in Emilia Romagna (fonte ISTAT).

Effetti contrari e caso Bologna

L’Aigab sostiene che le restrizioni non risolvano i problemi strutturali dell’offerta abitativa. Gli effetti di lungo periodo dell’approvazione della norma, se non bloccata, saranno negativi: aumento dei prezzi alberghieri, aumento della conflittualità e, soprattutto, una diminuzione del valore immobiliare delle case.

Un esempio è il regolamento entrato in vigore a Bologna nel dicembre 2024: gli annunci online sono diminuiti (da 2.795 a dicembre 2024 a 2.107 ad agosto 2025, dati AirDNA), ma i canoni degli affitti di lungo termine sono aumentati, in linea con la tendenza nazionale (da 16,85 euro/mq al mese a dicembre 2024 a 17,06 euro/mq a settembre 2025, dati immobiliare.it). Questo dimostra che le restrizioni sulle locazioni brevi non hanno prodotto gli effetti annunciati sulla riduzione dei prezzi degli affitti a lungo termine.

Proposte alternative

L’Associazione propone politiche per stimolare l’offerta residenziale a lungo termine attraverso diverse misure strutturali, anziché limitare l’uso degli immobili da parte dei legittimi proprietari:

1. Immobili pubblici: rendere disponibile lo stock di immobili di proprietà pubblica per ampliare l’offerta di alloggi per la locazione residenziale.
2. Incentivi fiscali: stimolare l’offerta tramite incentivi come la riduzione dell’Imu o l’introduzione della cedolare secca al 10% per i canoni concordati.
3. Garanzie per i proprietari: fornire garanzie e fondi di tutela nei confronti delle morosità incolpevoli per incentivare i proprietari verso la locazione a lungo termine.
4. Riconversione alberghiera: non escludere il mutamento d’uso degli immobili con destinazione ricettiva alberghiera obsoleta, permettendo la riconversione in residenziale, scoraggiando così il decadimento di centinaia di immobili.

L’Aigab conclude che il vero obiettivo della bozza di progetto in Emilia Romagna è quello di scoraggiare l’adozione della locazione breve tramite aggravi burocratici e costi incrementali, tornando di fatto a un sistema di licenze antecedente alle liberalizzazioni del 2006.

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