Tra il 2019 e il 2024 nelle municipalità sotto i 30mila abitanti dove è presente la piattaforma Airbnb c’è stato un beneficio patrimoniale di circa 27 miliardi di euro, con i valori immobiliari che sono risultati mediamente più alti di circa il 5,6% rispetto a quanto sarebbe accaduto in sua assenza.
Il dato è frutto dell’Osservatorio sul turismo diffuso in Italia, realizzato da TEHA Group per Airbnb,
Secono lo studio, nei 5 anni considerati, i prezzi degli immobili residenziali in tutte le piccole municipalità italiane hanno infatti subito un lieve calo, riducendo il valore dello stock immobiliare da 1.346 a 1.341 miliardi di euro. La perdita effettiva di valore è stata dunque pari a 4,9 miliardi di euro, contro i 32 miliardi di euro (-2,4%) che si sarebbero materializzati in assenza della crescita della piattaforma. L’analisi definisce quindi che la crescita di Airbnb ha dunque concorso a rallentare questa svalutazione, per un valore immobiliare preservato stimato in circa 27,1 miliardi di euro e un effetto di attenuazione di circa 6 volte laddove.
Il contributo di Airbnb non si è limitato tuttavia alla sola tenuta dei valori immobiliari, ma si è esteso anche al reddito di chi mette a disposizione il proprio alloggio. Tra il 2019 e il 2024, l’incasso medio lordo degli host di Airbnb nei comuni con meno di 30mila abitanti è infatti più che raddoppiato, passando da 2.571 a 6.943 euro, con una crescita media annua (CAGR) del 21,9%.
Le entrate derivanti dall’attività di host rappresentano un’integrazione, circa il 28% del reddito imponibile medio degli stessi comuni e pari a 21.123 euro.
Anche il reddito netto degli host – al netto dei costi della piattaforma, dei costi operativi e della tassazione – è cresciuto , passando da 785 euro nel 2019 a 2.291 euro nel 2024, abilitando così una crescita dei redditi disponibili e, di conseguenza, dei consumi nei territori.
“I dati dello studio confermano quanto Airbnb rappresenti oggi una leva concreta per lo sviluppo dei piccoli comuni italiani”, dichiara Matteo Sarzana, country manager di Airbnb Italia. “Non parliamo solo di flussi turistici aggiuntivi, ma di un impatto strutturale: 27 miliardi di euro di valore immobiliare preservato sono un segnale evidente di come la piattaforma contribuisca a mantenere vivi e attrattivi territori che rischiano lo spopolamento e la perdita di competitività. A questo si aggiunge il beneficio diretto per le famiglie: gli host dei piccoli comuni hanno più che raddoppiato il proprio incasso medio in cinque anni, trovando in Airbnb una valida integrazione al reddito in un momento in cui il potere d’acquisto da lavoro dipendente si è ridotto. È la dimostrazione che turismo diffuso e benessere economico dei territori possono crescere insieme”.
“Il patrimonio immobiliare dei piccoli comuni è esposto a una progressiva perdita di valore. In particolare, molti borghi italiani hanno case vuote, ereditate, in stato di abbandono o comunque escluse dal mercato in assenza di una domanda di affitto residenziale stabile, sottolinea Emiliano Briante, partner e head of business and policy impact unit, TEHA Group. “In questo contesto, la domanda turistica fornisce invece a questi immobili un motivo economico per essere ristrutturati, mantenuti e rimessi sul mercato. I dati che emergono dal nostro studio dimostrano la capacità di Airbnb di contribuire in modo determinante alla riattivazione di patrimonio storico/abitativo altrimenti fermo e destinato a deteriorarsi”.