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Di Somma, Rina: “Ristrutturazione degli edifici nella città di Torino priorità non più rimandabile” 

Di Somma, Rina: “Ristrutturazione degli edifici nella città di Torino priorità non più rimandabile”

Secondo una suddivisione stimata delle epoche di costruzione degli edifici torinesi, circa il 15% del patrimonio edilizio di Torino risale a prima del 1900. Questo include il centro storico e alcuni quartieri storici come la zona di Borgo Dora e il Quadrilatero Romano, con molti edifici risalenti ai secoli XVII e XVIII, in stile barocco, neoclassico e tardo-rinascimentale. Anche alcune parti di quartieri come Vanchiglia e San Salvario presentano edifici ottocenteschi.

Circa il 30% del patrimonio immobiliare torinese è stato invece costruito tra il 1900 e il 1950.

L’evidenza è frutto dello studio di Rina prime value service, società parte del gruppo Rina specializzata nell’assistere operatori del mercato pubblico e privato con servizi progettati per proteggere e incrementare il valore del capitale immobiliare in ogni fase dell’investimento .

“Il patrimonio immobiliare di Torino riflette la storia della città come polo industriale e capitale sabauda, con diverse epoche di espansione edilizia legate allo sviluppo economico, industriale e urbano” specifica Nunzio di Somma, senior director – Rina prime value services.

“All’inizio del Novecento, Torino fu influenzata dallo stile liberty, visibile in quartieri come Cit Turin. Negli anni ’20 e ’30, la città conobbe una fase di espansione razionalista e industriale, con nuovi insediamenti residenziali e industriali, soprattutto lungo la Dora e nel quartiere Lingotto. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, iniziò anche una fase di ricostruzione e modernizzazione” dichiara  Di Somma.

Circa il 35% degli edifici risale al periodo tra il 1951 e il 1970, quando la città visse il suo maggiore boom edilizio, alimentato dalla crescita industriale e dall’afflusso di lavoratori da altre regioni italiane. Questo portò alla costruzione di vasti quartieri periferici e residenziali, con edifici in cemento armato e case popolari. Quartieri come Mirafiori, Borgo San Paolo e Pozzo Strada si svilupparono in modo significativo in questi anni.

Dal 1971 al 2023 è stato invece costruito circa il 20% del patrimonio edilizio, epoca durante la quale la crescita edilizia rallentò. Tuttavia, la città si espanse ulteriormente nelle aree periferiche e iniziò a sviluppare nuove zone residenziali. In questo periodo furono anche avviati interventi di riqualificazione e miglioramento degli spazi abitativi esistenti.

Secondo Di Somma “Queste percentuali forniscono una panoramica generale del patrimonio edilizio di Torino e possono variare leggermente a seconda dei quartieri. Da questi dati si evince però che la ristrutturazione degli edifici nella città di Torino e una priorità non più rimandabile con l’introduzione Direttiva EPBD: l’80% degli edifici risale infatti a prima del 1970, ciò significa che la classe energetica è ormai obsoleta per essere in linea con gli standard UE. Abbiamo verificato che, in un condominio di 20 case a Torino sottoposto a ristrutturazione (cappotto termico, impianto fotovoltaico, pannelli solari,  …) il consumo energetico  di metano può passare da una spesa di circa 38.000 euro annui a circa 10.000 euro, più 1.250 euro per il consumo elettrico. Il risparmio complessivo arriva a 27.000 euro all’anno” oltre a proteggere il valore nel tempo recuperando gli investimenti sostenuti sul valore finale dell’immobile.

“Il patrimonio immobiliare di Torino, come quello di molte città storiche, è caratterizzato da un livello significativo di obsolescenza, con edifici che spesso non soddisfano gli standard energetici e ambientali odierni. L’implementazione della nuova direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) rappresenta un’opportunità cruciale per accelerare gli interventi di riqualificazione energetica e portare il nostro patrimonio edilizio verso un futuro più sostenibile. Agire con tempestività non è solo un obbligo normativo, ma una necessità per garantire efficienza, sostenibilità e miglior qualità della vita per i cittadini” conclude Di Somma.

 

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