Dal 2021 si è aperta una nuova fase per il mercato residenziale italiano, dove l’efficienza energetica è diventata un fattore determinante nella creazione di valore.
L’aumento dei costi energetici, l’evoluzione della normativa europea sugli edifici e una crescente attenzione dei consumatori alla sostenibilità stanno progressivamente premiando gli immobili più efficienti. I risultati infatti mostrano una netta divergenza tra gli immobili più efficienti e quelli energeticamente obsoleti. Tra il 2017 e il 2025 i prezzi delle abitazioni in classe energetica A e B sono aumentati del 31%, superando di dieci punti percentuali l’inflazione cumulata dello stesso periodo (+21%). Le abitazioni nelle classi C, D ed E hanno registrato una crescita del 19%, mentre quelle nelle classi F e G si sono fermate a un modesto +3%.
La classe energetica diventa così un elemento capace di incidere sia sulla liquidità degli immobili sia sulla loro capacità di conservare valore nel lungo periodo.
L’evidenza è frutto dello studio che Rexer, l’agenzia immobiliare warmtech, nata dalla partnership tra Intesa Sanpaolo, Homepal e BPER Banca, ha condotto uno studio per misurare l’andamento dei prezzi delle abitazioni in Italia in funzione della classe energetica degli immobili
In termini reali, considerando l’effetto dell’inflazione, le abitazioni in classe A-B sono le uniche ad aver generato un incremento effettivo di valore nel medio periodo. Al contrario, gli immobili appartenenti alle classi energetiche più basse hanno registrato una significativa perdita di valore reale.
Il fenomeno assume una rilevanza particolare considerando le caratteristiche del patrimonio abitativo italiano. Secondo le elaborazioni Rexer, circa il 63% delle abitazioni presenti nel paese appartiene ancora alle classi energetiche F e G, mentre appena il 6% rientra nelle classi A e B; si stima che l’investimento necessario per ridurre del 20% il consumo medio di tutto il patrimonio residenziale italiano sia di circa 800 – 1.000 Miliardi di euro.
Entro la fine di maggio 2026 l’Italia avrebbe dovuto recepire la nota Direttiva Case Green e adeguarsi alle norme stabilite dall’Unione europea volte ad avere nel 2050 un parco immobiliare a emissioni quasi zero. L’impegno è stato però disatteso, proprio come era in precedenza saltata la scadenza del 31 dicembre 2025 relativa all’invio della prima bozza di piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Si è dunque ben lontani dalla definizione del nuovo quadro normativo nazionale e di conseguenza, ad oggi, non ci sono obblighi, scadenze o potenziali sanzioni per i proprietari.
“Il mercato, tuttavia, ha progressivamente provveduto a deprezzare le abitazioni energeticamente meno efficienti e sta iniziando a dare un valore concreto all’efficienza energetica. Per la prima volta emerge chiaramente che la classe energetica non rappresenta soltanto una caratteristica tecnica dell’immobile, ma una variabile economica in grado di influenzarne direttamente il prezzo e le decisioni di acquisto” commenta Monica Regazzi, chief financial officer di Rexer. “Come emerso anche dalla nostra recente survey, quasi un acquirente su due ritiene essenziale che l’abitazione da comprare sia in stato manutentivo ottimo e almeno in classe D. Inoltre, le abitazioni in classe F e G, costruite mediamente 50 anni fa, sono tendenzialmente più grandi e meno funzionali di quelle ricercate, richiedono spesso ristrutturazioni molto costose, il loro appeal di mercato si è indubbiamente ridotto, a meno che si tratti di zone centrali e di particolare pregio dove la disponibilità di immobili è molto limitata.”