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Per il 55% delle imprese i reati in cantiere sono in aumento 

Per il 55% delle imprese i reati in cantiere sono in aumento

Il 55% delle imprese ritiene che i reati nei cantieri siano aumentati nell’ultimo anno, con livelli di preoccupazione particolarmente elevati nel centro Italia, nel sud e nelle isole.

I dati emergono dal BauWatch crime report 2026, indagine,condotta su 4.100 professionisti del settore in Europa, di cui 500 in Italia, che evidenzia come il fenomeno abbia impatto sull’intero paese, come pure le conseguenze operative e finanziarie dei reati. L’incremento della percezione del rischio può essere diverso a seconda delle aree geografiche, al nord è leggermente più contenuto.

“Dal nostro Crime Report emerge un quadro in parte frammentato del Paese in termini di percezione dell’aumento della criminalità nei cantieri. Nelle imprese del centro e del sud Italia, insieme a quelle delle isole, spiega Laura Casparrini, managing director di BauWatch Italia, la preoccupazione registra un aumento maggiore rispetto a quello delle regioni del nord. Anche dove il trend peggiorativo si sente meno, il senso di pericolo è estremamente elevato. Ci tengo, infatti, a sottolineare che i danni operativi e finanziari causati da questi episodi incidono su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dalle percezioni locali”.

Maggior percezione di un aumento del rischio al centro, al sud e nelle isole

La percezione di un aumento significativo della criminalità è più elevata nel centro Italia e nel sud Italia (16%), seguiti da isole (14%), dal nord-ovest (8%) e nord-est (5%). Il report evidenzia anche come una minore percezione del rischio non coincida necessariamente con conseguenze meno gravi.

I comparti che registrano i più alti tassi di preoccupazione sono quelli dell’energia (59%), dell’edilizia residenziale e delle ristrutturazioni (56%) e delle costruzioni commerciali (56%), settori particolarmente esposti a causa della presenza di materiali di valore, attrezzature specialistiche cantieri distribuiti sul territorio.

La tassa occulta della criminalità da nord a sud

Il report evidenzia inoltre come il vero costo della criminalità si manifesti soprattutto attraverso ritardi, interruzioni operative e costi aggiuntivi. Si parla di una sorta di una sorta di “tassa occulta” sull’attività edilizia, secondo cui Il costo di un episodio criminoso raramente si limita al valore di ciò che è stato rubato o danneggiato. I risultati parlano chiaro: nelle isole il 46% delle aziende colpite ha registrato ritardi o sospensioni dei lavori e il 54% ha dovuto sostituire materiali sottratti o danneggiati mentre nel nord-est il 42% degli intervistati ha segnalato impatti analoghi sull’avanzamento dei progetti.

Accanto alle conseguenze operative ed economiche, emerge anche una dimensione umana. Nel nord-ovest, il 28% degli intervistati riferisce effetti fisici o psicologici sui lavoratori a seguito di episodi criminosi nei cantieri, mentre in alcune aree i dipendenti sono stati costretti a sostenere direttamente i costi per la sostituzione di attrezzature rubate.

Circa un progetto su quattro eccede il budget previsto

Le ricadute finanziarie risultano significative in tutto il paese: circa un progetto su quattro supera il budget previsto dopo un episodio criminoso. I valori più elevati si registrano nel sud Italia (27%) e nel nord-ovest (26%). Nei casi più gravi, i reati compromettono la continuità stessa dei lavori, con percentuali che raggiungono il 18% nel nord-ovest e il 16% nel sud Italia.

Nel loro insieme, questi risultati evidenziano una sfida più ampia per le imprese: la criminalità può incidere non soltanto sui costi di progetto, ma anche sulle tempistiche, sulla forza lavoro, sulla catena di approvvigionamento e, nei casi più estremi, sulla possibilità stessa di portare a termine l’opera.

“La principale conclusione che emerge dai dati della nostra ricerca è che la criminalità nei cantieri deve essere gestita come un rischio per la continuità operativa dell’impresa, e non semplicemente come un incidente isolato. Un bene rubato può essere sostituito. Le conseguenze più ampie, come ritardi nel completamento dei lavori, interruzioni della supply chain, costi aggiuntivi, impatti sui dipendenti e perdita della sostenibilità del progetto, sono molto più difficili da recuperare. Per le imprese di costruzione, diventa, quindi, fondamentale passare da un approccio reattivo a una prevenzione del rischio più strutturata, integrando la pianificazione della sicurezza nella gestione operativa del progetto fin dalle sue fasi iniziali”, conclude Casparrini.

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