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Property & Facility Management

Short rent: al via app anti-keybox per un’ospitalità più autentica 

Short rent: al via app anti-keybox per un’ospitalità più autentica

Le keybox  sono piccoli contenitori blindati per chiavi che si sono diffuse come soluzione pratica per il check-in autonomo negli appartamenti turistici. Installate all’esterno degli edifici, su cancelli, inferriate e persino monumenti storici, queste cassette note anche come lockbox permettono ai turisti di accedere alle loro sistemazioni senza incontrare fisicamente i proprietari. Un sistema di self check-in che ha cavalcato l’onda del boom degli affitti brevi, alimentato da piattaforme come Airbnb e Booking.com.

Tuttavia, quella che sembrava una soluzione ideale per i gestori di affittacamere si è trasformata in un terreno di scontro con le autorità, in questi giorni se ne dibatte molto in tutte le capitali del turismo italiano. Il Ministero dell’Interno ha infatti espresso forti preoccupazioni: l’assenza di un’identificazione diretta degli ospiti può compromettere la sicurezza pubblica.

La start up Unexpected Italy ha quindi  deciso di cercare quei luoghi dove l’ospitalità è reale e dove le lockbox non esistono.

La startup unisce un accurato sistema di screening con le raccomandazioni di esperti locali e nel corso dell’ultimo anno è cresciuta, con 20.000 utenti registrati. La comunità online è composta da oltre 50.000 persone (50% Italia, 50% estero, con picchi in UK, Stati Uniti, Australia e Scandinavia); sono state mappate una decina di province nelle quali sono stati evidenziati oltre 2.000 punti, ma oltre 20.000 sono già stati selezionati in attesa di essere verificati, raccontati e pubblicati.

“Tra le sfide più complesse, oltre alla ristorazione, dove trovare la vera autenticità è diventata una missione sempre più ardua, c’è senza dubbio il settore ricettivo”, afferma Elisabetta Faggiana, ceo di Unexpected Italy, originaria di Arzignano, nel Vicentino. “Troppo spesso i viaggiatori si ritrovano in strutture create su misura per i turisti, prive di identità e di un reale legame con il territorio, oppure in realtà improvvisate, dove l’ospitalità non è una vocazione ma solo un’opportunità di guadagno. Per questo ci siamo dati un vademecum da seguire, delle regole ferree per garantire una selezione delle mete che proponiamo”.

La startup seleziona hotel, boutique hotel, B&B, ville e affittacamere indipendenti che operano con etica, rispetto per il territorio e una dedizione autentica all’accoglienza. Luoghi in cui ogni soggiorno è un’esperienza su misura, dove il calore dell’ospitalità si unisce alla professionalità e alla volontà di far vivere il territorio in modo autentico. E dove ogni risveglio ha il sapore delle tradizioni locali.

“Una keybox e un voucher per la colazione non potranno mai sostituire la vera ospitalità italiana”, afferma Savio Losito, co-fondatore di Unexpected Italy, originario di Barletta. “Siamo il Paese del Made in Italy, della tradizione e dell’accoglienza. Non possiamo accettare che l’ospitalità venga ridotta a una mera transazione economica, senza passione, senza dedizione, senza professionalità”.

Per questo motivo la startup ha sviluppato e sta affinando una formula che permette di discernere le realtà professionali e autentiche da quelle improvvisate o turistiche.
Il ruolo della traveltech italiana ha avuto eco nel Regno Unito, sulle colonne del “The Guardian”, che segue la startup da quando i suoi fondatori divennero celebri per il loro racconto della “Londra inaspettata” con la loro prima società “Unexpected London”. Le due pagine pubblicate sul giornale inglese hanno acceso il dibattito. La startup si è presentata anche all’Onu: a giugno dello scorso anno ha partecipato al Genève/Fribourg Entrepreneurship Forum presso il Palazzo delle Nazioni dell’Onu.

Infatti, l’iniziativa di Unexpected Italy è di attualità.. Si stima che il 70% dei turisti (tra di loro, solo cinque nazionalità rappresentano il 55% dei soggiorni stranieri: il 15% dagli Stati Uniti, Germania 12%, Francia 11%, Regno Unito 10% e dal Canada 7%) si concentri sull’1% del territorio italiano. Tra le città catalizzatrici di questi ritrovi di massa Roma, Venezia, Firenze, Milano e Napoli, le stesse che stanno combattendo contro la diffusione dei keybox in questi giorni primaverili, prima dell’assalto del turismo estivo.

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